I protagonisti / Salvatore Martino, CMO & Co-founder Bandbackers

Inauguro oggi la rubrica I protagonisti, nella quale conosceremo di volta in volta persone e organizzazioni che operano nel mondo del crowdfunding.  Oggi è la volta di Salvatore Martino, CMO & Co-founder di Bandbackers, al quale ho rivolto alcune domande.

Chi sei e come ti sei avvicinato al mondo del crowdfunding?

Sono innanzitutto un utilizzatore compulsivo di form d'iscrizione, di servizi online e social network soprattutto. Ora sono un po' guarito e mi sono calmato, ma c'è stato un periodo, tra metà 90 e primi  2000 che provavo tutto e ho account sparsi un po' ovunque a cui pago regolarmente gli alimenti.
Questa curiosità un po' schizofrenica l'ho avuta nel tempo anche sul lavoro, ne ho cambiati tanti e tutti più o meno in ambito cognitivo, però credo che sarei stato anche un bravo fisioterapista o forse  un chirurgo, qualsiasi cosa che mi avrebbe fatto guadagnare di più sicuramente.
Su uno dei piani in cui viene sezionata la mia giornata, che prevede anche un altro lavoro, ho avuto modo di frequentare Innovaction Lab, la scuola di startup della Luiss Enlabs, non perché avessi voglia o idea di aprirne una, semplicemente perché spinto da curiosità volevo saperne di più, oltretutto -bontà loro- era gratis. Avevo avuto a che fare con Innlab già l'anno prima, nel 2014, perché avevo aiutato un team a realizzare una presentazione della loro idea in gara, quello che era l'embrione di una piattaforma di crowdfunding royalty based, Bandbackers appunto. L'anno dopo il progetto, dopo un periodo in freezer, si è riattivato e io insieme ad altri quattro alumni siamo entrati a farne parte dopo aver terminato il percorso Innlab. In passato avevo avuto a che fare con diverse esperienze di "filosofia collaborativa", dal crowdsourcing alle community di produzione video, ho finanziato qualche progetto su Musicraiser e seguo con interesse l'evolversi dell'esperienza Patreon, che reputo ad oggi l'avanguardia della "scena" crowdfunding, tanto per usare un linguaggio musicale.

Cos'è Bandbackers?

Bandbackers è uno strumento di sharing economy musicale, il suo funzionamento si basa su due presupposti: la richiesta sempre più crescente di un pubblico che vuole accedere alla musica piuttosto che possederla (o quantomeno possederla solamente), dall'altra parte un ecosistema di musicisti e operatori del settore discografico (come le piccole etichette) che necessitano di sostenibilità economica e di rivedere i loro ruoli all'interno del mercato.
Ci piace presentarci come una social music label, un'etichetta discografica e società di edizioni che finanzia i suoi progetti con raccolte fondi dal basso, quella cosa a tutti nota come crowdfunding.

Come funziona?

I progetti finanziati vengono distribuiti sul mercato e grazie ai professionisti con cui lavoriamo vengono curati sotto i vari aspetti: promozione, stampa, distribuzione, sincronizzazioni, affinché ci siano i preupposti perché generino royalty e revenue, che verranno poi condivise con i backers.
Siamo una realtà del tutto inedita nel mondo discografico e vuoi per fiuto, vuoi perché è necessario seguire il mood dei tuoi customers e users da qualche tempo anche Musicraiser ha creato un programma che chiama
Accelerator, la cosa ovviamente non può farci che piacere, validando in qualche modo alcune nostre intuizioni. 
Nello specifico Bandbackers funziona in tre fasi: quando veniamo in contatto con band e musicisti che vogliono partecipare valutiamo attentamente quelle che sono le loro "metriche": iscrizione a siae/soundreef, potenziale fanbase, presenza sui social, trascorsi live, etc per avere idea del valore che esprime e poter avere una prospettiva su quanto può essere generato in termini di royalty e revenue. Successivamente c'è la fase della raccolta fondi che dura due mesi anche se naturalmente spieghiamo e chiediamo ai musicisiti di cominciare il lavoro di promozione molto prima. Una volta terminato il crowdfunding facciamo da supervisor ai progetti finanziati e teniamo al corrente i backers su come si evolve il loro investimento discografico, anche grazie a un pannello di proiezione dei rientri. In fondo ci comportiamo come un qualsiasi accelleratore fa quando valuta una startup sulla quale investire. A riguardo abbiamo sviluppato anche dei moduli formativi per spiegare ai musicisti come concentrarsi sulla crescita a partire da un canvas e cominciare a vedere il loro progetto anche sotto gli aspetti più prettamente economici.
 
Hai qualche campagna di successo sulla piattaforma che vorresti segnalare?
 
Ad oggi abbiamo finanziato 9 campagne (la decima è in fase di chiusura) transando circa 17.000 euro e ogni progetto ha una sua storia e i suoi piccoli successi, vorrei però parlare invece delle campagne di raccolta che non sono andate a buon fine dicendo che sono tutte accomunate da un approccio completamente sbagliato del mezzo da parte dei creator che non sono riusciti a raccontare la loro visione, alcuni di loro lo hanno fatto anche perché si sono approcciati male al fenomeno. Come saprai moltissimi musicisti continuano a considerare questo strumento come un'ultima spiaggia quando invece è una risorsa incredibile che se gestita bene può rappresentare l'emancipazione dalle vecchie logiche di produzione, cosa che del resto viene confermato anche dai numeri in costante crescita. La nostra esperienza vorrebbe dimostrare come in fondo il crowdfunding può reinventarsi in quanto semplice mezzo, non un fine. 
 
Cosa ti attendi per il 2017?
 
Sul fronte del crowdfunding come dicevo trovo interessante il modello "seriale" à la Patreon, una sorta di abbonamento a un progetto per darne una definizione semplificata, sul versante editoriale/discografico la grossa novità è l'interesse di Facebook a regolamentare tutta la parte legata a diritti, con l'arrivo di Tamara Hrivnak a lead global music strategy and business development della piattaforma le cose potrebbero farsi interessanti. Vedremo. Sul versante Startup musicali dall'ultimo Slush è venuto fuori chiaramente che l'interesse verso il mercato editoriale è sempre più alto, in giro c'è addirittura qualche BA che sta investendo in progetti musicali applicando loro il metodo lean startup finalizzato all'analisi del mercato e alla crescita. Concludo parlando di quella grande rivoluzione, che è ancora in fieri, rappresentata da Soundreef, un esempio di come la concorrenza abbia giovato anche alle vecchie strutture, che vedendosi costrette a rincorrere il nuovo si sono dovute velocemente aggiornare, ho infatti avuto modo di vedere sia i nuovi borderò elettronici che i panneli artista ed editore sul nuovo sito della SIAE e devo dire che i presupposti perché si vada verso un netto miglioramento delle informazioni necessarie per la progettualità discografica ci sono tutte, anche qui staremo a vedere cosa succede sperando nella lungimiranza di chi dovrà decidere in merito.
 
 
Vuoi essere il protagonista di una delle prossime interviste? Contattami.

 

Tags: