Immigrazione: qualche razionale spunto di riflessione

Una decina di giorni fa si sono scatenate una serie di polemiche sull'iniziativa #magliettarossa. C'era chi diceva che non serviva a nulla se non a lavarsi al coscienza: secondo me serviva a quello per cui l'inziativa era stata lanciata: sensibilizzare. C'era poi chi diceva che non ha senso salvare vire umane se poi non si sa dove mandare queste persone: ma stiamo scherzando? Da essere umano ritengo imprescindibii i soccorsi in mare e aggiungo anche che il fatto chenonci sia posto è purtroppo una delle false credenze create dalla propaganda, quella stessa propaganda che parla di invasione. Veniamo al cuore della questione: il tema immigrazione è indiscutibilmente complesso pertanto non potrò essere esaustiva e mi liiterò a fonire qualche spunto di riflessione. Il primo errore è pensare che la Libia sia il punto di partenza: la Libia non è altro che l'ultimo tassello di un percorso infernale prima dell'ultimo tratto in mare su cui sono puntati i riflettori. Se da un lato salvare vite umane è imprescindibile così come pensare ad una gestione europea NON su base volontaria (che accontenta solo il blocco di Visegrad); c'è poi da lavorare sui percorsi di integrazione non facendo di tutta l'erba un fascio dicendo che tutte le cooperative sono un business: il fenomeno esiste ma ce ne sono anche di quelle che lavorano bene (e potrei fare l'esempio concreto di quella dove lavora un amico a Monselice…); per quanto attiene inoltre i respingimenti spesso invocati oltre ad essere molto costosi sono anche impossibili sia per la difficoltà di individuazione del paese di provenienza (il più delle volte queste persone non hanno i documenti) sia perché mancano gli accorti bilaterali sui rimpatri (l'Italia ad esempio li ha con soli 4 Paesi che sono Marocco, Tunisia, Egitto e Nigeria). Scellerati a mio avviso gli accordi con la Libia. Dall'altro lato occorrono interventi di cooperazione nei Paesi di provenienza (non intendo cooperazione nella sua accezione di invio di aiuti e creazione di una industria dell'emergenza che non fa altro che aggravare la situazione di partenza perché compromette completamente la ripresa delle economie locali ma di cooperazione decentrata allo sviluppo e di interventi di stabilizzazione politica delle aree). E' noto ma spesso ignorato che le partenze sono gestite per lo più da gruppi criminali, spesso affiliati ad Isis ed Al Quaeda, che nelle varie fasi dell'attraversamento del Sahara da un paese all'altro vendono l'una all'altra la "merce umana" e praticano esecuzioni e torture atte a scoraggiare qualsiasi tentativo di ribellione o fuga da un infernale catena della tratta. Last but not least, è necessario creare dei canali legali che permettano a chi vuole muoversi di poterlo farlo fare in modo sicuro, nella sua libertà di movimento. Ad oggi purtroppo non è possibile in quanto l'ottenimento dei visti da questi Paesi è praticamente impossibile in termini di pagamenti necessari, garanzie e requisiti richiesti. La chiesa Valdese e la comunità di Sant'Egidio ad esempio si stanno impegnando in questa direzione con i corridori umanitari. Molto resta da fare. Innanzitutto restare umani.