Cosa fa (e cosa non fa) il consulente di crowdfunding?

La figura del consulente di crowdfunding o "crowdfunding evangelist & consultant"  è un qualcosa di nuovo in Italia, spesso non ben definito e sul cui ruolo non tutti hanno le idee chiare. Ecco pertanto un decalogo, scritto sulla base dell'esperienza personale, per descrivere lo strano animale, sfatare alcuni i miti e chiarire alcuni equivoci che spesso si  generano.

1. Perché evangelist? Occorre maggiore diffusione della CULTURA del crowdfunding e nell'attuale contesto l'EVANGELIZZAZIONE è la priorità per consentire un REALE SVILUPPO del settore. Non è solo un mio pensiero personale. Il report del crowdfunding 2015 dell'Università Cattolica conferma questa tesi: ben il 73% delle piattaforme intervistate indica la maggiore diffusione della cultura del crowdfunding come FATTORE critico e DETERMINANTE per il MERCATO ITALIANO.

2. Il consulente non si sostituisce al progettista / team di progetto / associazione / impresa. Non è qualcuno che fa la campagna al posto suo bensì è un supporto strategico. E' il promotore della campagna che ci deve mettere la faccia. Il consulente aiuta a raggiungere risultati.

3. Il consulente di crowdfunding sebbene conosca (o dovrebbe conoscere) l'utilizzo dei social media non è un social media manager. Se state cercando soprattuto quello ricordatevi che gli state chiedendo un servizio aggiuntivo. E come tutti i servizi si paga.

4. Il consulente di crowdfunding non è una persona che lavora gratis. Se lavori gratis crei dei danni enormi: stai dicendo che il tuo lavoro non  vale niente; stai dicendo che tu non vali niente; stai dicendo che chi chiede di essere pagato per lo stesso lavoro, evidentemente, è un ladro;  stai accrescendo la ricchezza e il potere di chi ti sfrutta; se ora lavori gratis la prossima volta dovrai pagare per avere il "privilegio" di lavorare.

5. Il consulente di crowdfunding non ti vende like su Facebook e follower su Twitter un tanto al chilo e nemmeno miracolose tecniche da network marketing. Se pensate questo siete fuori strada. Non parlategli di viralità, thunderclap, landing page e amenità simili. E non vi chiederà la vostra migliore email per regalarvi tre fantastici video gratuiti. Sono cose che non ama. E che appartengono ad altri mondi.

6. Il consulente di crowdfunding ti dirà che lo storytelling è importante e che bisogna saper scrivere. E saperlo fare bene anche per il web. Ma  farlo bene, nel modo giusto, con le parole giuste. Non è così semplice come potrebbe sembrare. Siete sicuri che sia così banale?

7. La community di partenza è la tua, non dimenticarlo. Il consulente di aiuta a riunirla e ad allargarla ma sei tu in prima linea.

8. Ci sono quelli del "fammi un analisi dettagliata e dammi un feedback del mio piano di marketing" e poi vedrò. Vedasi punto n. 4 di cui sopra.

9. Potrebbe accadere che ti venga sconsigliato di seguire la strada del crowdfunding. Rifletti, ripensa alla tua idea, struttura meglio il tuo progetto e magari fatti risentire in un secondo tempo. Un no di un consulente di crowdfunding può essere un'occasione di crescita per te. "Vorrei lanciare una campagna da 4 milioni": quanto è grande la tua community?; "vorrei lanciare una camapagna contro  la fame nel mondo": tutto e niente, pensa ad un progetto specifico e possibilmente vicino alla tua community; "vorrei lanciare una campagna negli Stati Uniti"; quanti contatti hai negli Stati Uniti? Di esempi ce ne sarebbero tanti altri. Ricorda una cosa: il crowdfuding non è la bacchetta magica che fa piovere soldi dalla rete senza alcuno sforzo e per ogni necessità.

10. Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. Se non hai un obiettivo definito, il consulente di crowdfunding non ti potrà aiutare a raggiungerlo.

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